IV. Shuar

“Les digo sinceramente a sus Altezas que este pueblo es el
más insolente que yo haya visto en todo el tiempo que he
viajado a las Indias y me he ocupado de su conquista.” 1
Capitano Hermano de Benavente – a proposito degli Shuar,
in una lettera alla udienza reale di Spagna, 25 marzo 1550

Da dove ha origine la parola “Shuar”?

“Shuar”, nella lingua Shuar veniva pronunciato in un tempo antico “Shiva” o “Shiua”. Poi è diventato “Shuar”, che significa “uomo”. Loro chiamano se stessi uomini, molto comune tra gli indiani delle americhe.
Gli spagnoli li chiamavano anche Jívaros, che sembra significare “barbari”.

Si sa più o meno quanti Shuar ci sono?

Sono poco più di duecentomila. Loro si riconoscono Shuar tutti quanti, non ci sono distinzioni.

Sono divisi in in tribù?

Sì, certo.

Chi sono invece gli Achuar?

Gli Achuar sono una popolazione praticamente gemella. Shuar e Achuar sono fratelli, come Caino e Abele. Si odiano e si fanno la guerra proprio perché sono molto simili: simili sullo stesso territorio, e ovviamente la rivalità è assoluta. “Achuar” vuol dire lo stesso “uomo”, è la stessa parola in un’altra lingua. Senti che è simile, no? Molte parole sono uguali o sono simili: arcobaleno in Shuar si dice “tuntìak”, in Achuar “tuntiarik”. Tséntsak si dice sempre “tséntsak” in tutte e due le lingue. Lo sciamanesimo è uguale, è lo stesso. I riti sono analoghi, eppure tra loro hanno sempre fatto guerra, si sono sempre massacrati a vicenda.

Come si fa a distinguerli? Dalla maniera in cui vestono?

Sì, ci sono differenze nell’abbigliamento e nelle pitture tradizionali, ma in realtà attualmente si distinguono per il territorio.

Vivono entrambi in Ecuador?

Sì, nella zona che è chiamata “El Oriente”, perché sta ad est dell’Ecuador. In realtà è il sud-est, ma è comunque chiamato l’Oriente, in un’area della selva amazzonica che è chiamata “selva alta”. “Alta” non significa che sta a nord, ma che sta in quota. Infatti è tra i 200 e i 600 metri, quindi cambiano sia la vegetazione che gli animali. Ad esempio in territorio Shuar non ci sono quasi caimani perché vivono solo nella “selva baja” (selva bassa) a livello del mare, e non c’è “paludismo” – la malaria, come dicono loro – perché nella selva alta, essendo un po’ in quota, non c’è la zanzara Nofe.
In passato gli Shuar sono stati anche sulla riva del mare e c’è ancora una piccola comunità Shuar – piuttosto disgregata, che io sappia – che sta in Perù, sulla costa. Tutti gli Jivaro vivono lì da tanto tempo, prima ancora che arrivassero i conquistadores. Però in tempi precedenti, cioè probabilmente intorno a mille anni fa, arrivarono dalla zona dei Caraibi. Dai caraibi migrarono fino alla costa, poi furono incalzati dagli Incas, quindi si ritirarono quindi nella selva per scappare, e gli Incas rinunciarono. Per questa ragione loro non parlano il quechua. Tutte le popolazioni che parlano il quechua non sono in realtà discendenti degli Incas, ma dei popoli che erano stati conquistati dall’Impero incaico. Il quechua era sì la lingua degli Incas, ma anche la lingua dell’Impero, come il latino o il greco (soprattutto il greco, in realtà) durante l’impero romano.

Sono mai stati assoggettati da qualche altro popolo?

Gli Shuar non sono mai stati vinti, è il popolo che nessuno è mai riuscito a sottomettere. Gli Incas avevano creato un grande impero in Sud America, ma come dicevo non sono mai riusciti a vincere gli Shuar e vi rinunciarono. I conquistadores pure non riuscirono a sottomettere gli Shuar, e dopo un po’ decisero di averci solo rapporti commerciali, perché gli Shuar erano un po’ come i Vietcong per gli americani. Loro combattevano nella selva ed erano invincibili, erano da tutti considerati dei guerrieri stimatissimi, guerrieri di grande coraggio, che conoscevano, vivevano talmente bene nella selva che non si riuscivano a vincere.

I conquistadores avevano le armi da fuoco, però.

Sì, ma non sono riusciti a vincere gli Shuar. Proprio come gli americani, che avevano un pochino di armi in più dei Vietcong… avevano il napalm! Ma non riuscivano a vincerli lo stesso perché i Vietcong scomparivano sotto terra, avevano addirittura gallerie, facevano agguati. Gli americani hanno perso la guerra. Lo stesso accadde con gli Shuar. I conquistadores, però, sono stati più saggi degli americani, non hanno insistito tanto. Quando hanno visto che non riuscivano a vincere gli Shuar, hanno deciso di avere solo rapporti commerciali con loro. Sono andati avanti fino agli anni settanta.
Tutti temevano quando andavano da loro perché se ti comportavi male ti tagliavano la testa – questa era una cosa nota.
Erano chiamati gli “headshrinkers”, i “rimpicciolitori di teste”, un termine che poi per scherzo è stato appioppato dagli americani agli psichiatri (“Strizzacervelli”, tradotto in italiano), che adesso poi hanno abbreviato in “shrink”. Si riferiva agli Shuar, che nel rito della tsantsa ristringono la testa tagliata del nemico ucciso – questo per ragioni sciamaniche, in realtà. Erano guerrieri temibilissimi.

Poi cos’è successo negli anni settanta?

Negli anni settanta il governo ha cominciato a dare appezzamenti di terra della selva da coltivare ai coloni, cioè a gente povera – però non nativi – di Quito e altre città. Sono quindi arrivati a milioni a fare piccole fattorie, che hanno distrutto la fauna selvatica. Tutti in Occidente credono che a distruggere l’Amazzonia siano le multinazionali, in realtà peggio ancora delle multinazionali sono i coloni, solo che questo non si può dire perché non fa pubblicità buona, cioè non puoi parlar male della povera gente. Più facile é parlar male delle grandi multinazionali, stanno antipatiche a tutti. Ma in realtà i coloni, facendo fattorie, fanno recinti, e i recinti impediscono agli animali selvatici di passare. Impedendo agli animali selvatici di passare li si condanna alla morte. Questo è noto a chiunque sappia qualcosa di ecosistemi.
Un giaguaro in natura si sposta fino a quattrocento chilometri in una settimana, ha bisogno di muoversi di molto per trovare prede. Se sta bloccato in una zona perché non può oltrepassarla, distrugge l’ecosistema. Normalmente non riesce a passare oltre perché ci sono i recinti, e ma il giaguaro li salta, gli agricoltori gli sparano perché entra nel loro terreno. I recinti per giunta sono elettrificati, fanno di tutto per fermarli. Gli animali che non sono felini non riescono a superare i recinti in nessun modo. Non c’è neanche bisogno di sparare, muoiono. I cervi non possono sfuggire ai giaguari perché non riescono a passare il recinto, i giaguari li mangiano, e quindi finiscono tutti i cervi nella zona. In quella zona non si riproducono più, si estinguono, e così anche in un’altra, in un’altra e in un’altra ancora. Alla fine c’è tutta un’area vastissima dove non c’è neanche più un cervo. Però a quel punto il giaguaro, che pure riuscirebbe ad oltrepassare i recinti saltando – di nascosto, se non lo beccano i coloni – non ha più dove andare, perché tanto non ci sono più cervi, e quindi muore di fame.
Quindi nel territorio Shuar improvvisamente c’erano pochissimi animali. Ma loro vivono di caccia, cosa potevano più cacciare? Loro cacciavano i cervi, i paki – suini selvatici – e altri animali per la carne. E cacciavano pure i giaguari, i tigrillos, i puma per le pelli, che vendevano agli occidentali. Che scandalo vero? È contro la morale occidentale uccidere gli animali per la pelle, che schifo. Gli Shuar l’hanno fatto per migliaia di anni, gli animali vivevano benissimo, anzi era tutto in equilibrio con la natura. Gli Shuar non erano altro che i predatori superiori che predavano anche i giaguari. Adesso gli Shuar non hanno più giaguari da cacciare perché ce ne sono troppo pochi, ed i giaguari non hanno più cervi da cacciare. Ma neanche gli Shuar hanno più cervi da cacciare, e di paki ce sono troppo pochi.

Che è successo quindi agli Shuar?

Allora pure gli Shuar morivano di fame. Morendo di fame avevano bisogno di procurarsi cibo dagli occidentali. Come lo ottenevano? Prima con le pelli, se volevano. Ma a quel punto di pelli non ne avevano più abbastanza, quindi sono dovuti venire a patti. Il mercato li ha conquistati. Quindi hanno dovuto mandare i loro figli a studiare perché potessero imparare qualcosa e potessero difendere il loro territorio nel parlamento, così la loro civiltà si sta distruggendo. Poi sono arrivati i missionari: c’erano anche prima, però venivano considerati poco. Da quel momento, invece, i missionari sono diventati importanti perché portavano da mangiare, portavano vestiti – che prima tessevano da soli. Adesso qualunque cosa era diventata costosa da fare, perché tutto l’equilibrio si era sovvertito. I missionari sono diventati importanti, quindi gli Shuar hanno cominciato ad adularli e a fare quello che loro volevano, così si è sgretolato tutto. Il mercato è riuscito a fare quello che non sono riusciti a fare né gli Incas, né i conquistadores, e ha trasformato un popolo di grandi guerrieri in un popolo di mendicanti, esattamente quello che vuole il sistema occidentale e di cui va tanto fiero. Noi mandiamo gli aiuti. È uno schifo! Distruggiamo i popoli, li snaturiamo per renderli come li vogliamo noi, cioè dei nostri schiavi. Cioè gente che vive secondo i nostri principi senza poter avere quello che noi abbiamo, ma mendicandolo. E così è andata.

Dopo che li hanno conquistati in questo modo, hanno tolto loro la madre terra, che era quello che li nutriva. Quindi il Potere sciamanico è diminuito – anche se non si è perso del tutto – perché la madre terra non è più l’unica a nutrirli. Li nutrono anche gli aiuti occidentali, le varie chiese evangeliche e cattoliche che portano da mangiare, che portano medicine, perché medicine diventano necessarie, perché il legame con la madre terra si è allentato e quindi il Potere sciamanico non è più abbastanza forte. Dal momento in cui ci sono le medicine, il Potere sciamanico diventa ancora più debole, come ho detto prima, e non si è più realmente dipendente dalla madre terra. Così è andata e poi, quando è successo questo, a quel punto gli occidentali hanno potuto conquistare gli Shuar con i loro giocattoli. Prima non ci riuscivano, ma dopo si.

Quindi il mio maestro, el Abuelo – il “nonno”, n.d.r. – ha passato i suoi poteri a me perché diceva che nessuno Shuar vuole più diventare sciamano, se non sciamano finto per turisti. Ma vero no, perché richiede troppi sacrifici e loro non vogliono fare sacrifici per diventare sciamani. Sono più interessati ad avere una radio mp3.

Sei l’erede diretto dell’Abuelo?

Sì, sono l’erede diretto dell’Abuelo. Solo a me ha passato tutti i suoi poteri, così mi ha confermato suo figlio Domingo.

Un bianco.

Sì. Il motivo è quello che ho detto. Al figlio che voleva diventare sciamano lui si è sempre rifiutato di passare i poteri perché era soltanto interessato alla politica e a fare lo sciamano per turisti. L’altro figlio, Domingo, cui teneva di più, non ha mai voluto i poteri perché diceva di essere una persona irascibile, e se avesse avuto tséntsak, magari li avrebbe usati per fare del male contro qualcuno con cui si arrabbiava, quindi non ha voluto correre il rischio. E tutti gli altri figli e gli altri non figli, cioè gli Shuar, non volevano perché non erano interessati. L’Occidente li ha corrotti nel modo che ho detto. Prima non ci riuscivano, gli Shuar erano un popolo fiero che aveva rapporti commerciali con gli occidentali. Lentamente hanno poi tolto il loro modo di vivere.

In maniera molto subdola.

Sì, praticamente poi hanno dovuto trattare con il governo ecuadoriano per avere un loro territorio incontaminato dove non venivano i coloni a mettere fattorie, e hanno assegnato loro un territorio, ma è troppo piccolo, perché sono cacciatori. I cacciatori hanno bisogno di un territorio molto grande. Oltre a questo, anche se il territorio non fosse troppo piccolo, non va bene lo stesso perché non ci sono più gli animali, perché i coloni, che stanno comunque tutti intorno, facendo le fattorie, hanno distrutto la fauna. Poi la situazione è peggiorata perché nell’interno della selva sono arrivati i cercatori d’oro. C’è l’oro nell’interno e ci sono i cercatori d’oro, che sono come quelli nella corsa all’oro della fine dell’Ottocento, e duri nello stesso modo. Se tu finisci nel loro territorio, ti ammazzano, questo perché normalmente non reclamano la concessione come facevano una volta anche nell’ottocento in America. Non reclamano la concessione perché nessuno sappia dove hanno trovato l’oro. È un vecchio sistema. Prima si trova un posto dove c’è l’oro, ne si estrae la maggior e solo dopo si reclama la concessione perché, se lo si fa prima, lo vengono a sapere altri, perché quelli dove si ha segnato la concessione parlano e arriva altra gente che vuole portarla via o si mette lì ad estrarre. Allora normalmente estraggono l’oro di nascosto, illegalmente, e poi dopo reclamano il terreno. Quindi se tu finisci nel terreno dove ci sono dei cercatori d’oro, ti ammazzano. Sono spesso nei territori Shuar e di tutti gli altri popoli nativi e spesso ci sono scontri violenti per questo motivo. Non ne hanno il diritto ma ci vanno lo stesso. Ed i cercatori d’oro inquinano i fiumi perché per estrarre l’oro usano il mercurio. I fiumi vengono inquinati ed i pesci muoiono. Gli Shuar non possono più avere la pesca, e muoiono gli animali che si nutrono di pesci, tra cui i giaguari, cosa che contribuisce a far estinguere gli animali. Questa è la verità della selva. In più ci sono anche i petroleros, come li chiamano loro, cioè i petrolieri americani che vogliono scavare nella selva perché pensano che ci sia il petrolio sotto, ma quella è l’ultima delle disgrazie. La rovina della selva è cominciata molto prima.
Allora loro hanno questo terreno che non è abbastanza grande e che comunque non ha più animali, quindi non possono più vivere di caccia. Muoiono di fame e hanno bisogno degli aiuti, hanno bisogno di denaro, quello di cui non hanno mai avuto bisogno prima.

C’è una soluzione?

No, non c’è. Questa società anglosassone avvelena tutto ciò che tocca. Ha distrutto tutte le altre civiltà.

Así es.

[In questo sito (in spagnolo, inglese e francese) si possono trovare parecchi testi sulla cultura e sulla spiritualità degli Shuar.]

1 Dico sinceramente a Sua Maestà che questo popolo è il più insolente che abbia visto in tutto il tempo durante il quale ho viaggiato nelle Indie e mi sono occupato della loro conquista.